Riabilitazione Protesti – In Cosa Consiste

Il protesto è un atto con cui un individuo viene segnalato al Crif, la Centrale Rischi Finanziari, e all’Ufficio territorialmente competente della Camera di Commercio, in seguito al mancato pagamento di almeno due rate mensili consecutive, all’emissione di un assegno anche solo parzialmente non coperto dai fondi provvista del proprio conto corrente, al mancato adempimento alla scadenza di un obbligo di pagamento impartito su una cambiale.

In seguito alla segnalazione per il protestato diventa sempre più difficile l’accesso al credito, perché le banche e le società finanziarie tendono a considerarlo un soggetto a rischio e, pertanto, poco meritevole di un prestito. Anche se negli ultimi anni si è registrata una certa apertura degli istituti di credito, tanto che alcuni prodotti finanziari sono oggi ugualmente accessibili ai protestati, è pur sempre conveniente evitare di essere segnalati. Se, purtroppo, si è già oggetto di segnalazione, si consiglia di affrettarsi per procedere alla cancellazione. In questo post vi spieghiamo come e quando è possibile farlo.

Diciamo, anzitutto, che se il debitore inadempiente paga il debito entro un anno dalla data della scadenza entro cui era dovuto, si ha la possibilità di chiedere la cancellazione del protesto, presentandosi presso l’Ufficio della Camera di Commercio territorialmente competente, in possesso del titolo oggetto del protesto e della quietanza di pagamento, oltre che di una liberatoria firmata dal creditore, che conferma l’avvenuto saldo del debito.

Diverso è il caso, in cui il debitore non effettua il pagamento entro l’anno dalla scadenza, per cui non potrà fare istanza di cancellazione del protesto dai pubblici registri, come nel caso precedente, ma prima dovrà chiedere la riabilitazione al Tribunale del luogo di residenza.

Il protestato dovrà presentare la richiesta, indirizzandola al Presidente del Tribunale, munito di documento di identità o di delega, se in sua vece si presenta un delegato. La richiesta può essere effettuata in relazione ai protesti di assegni e cambiali elevati negli ultimi 5 anni e risultanti dalla visura camerale.

Il ricorrente deve qualificarsi, indicando nel ricorso nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza e recapito telefonico. Deve portare anche gli originali dei titoli protestati unitamente all’atto di protesto e la visura aggiornata dei protesti.

Se la riabilitazione è richiesta per una società, il ricorso deve essere presentato dal legale rappresentante, il quale deve anche indicare la carica sociale che gli conferisce tale potere. In più, deve essere prodotta la visura dei protesti sia del ricorrente che della società.

Bisogna anche indicare la ragione o la denominazione sociale completa e non abbreviata e produrre la visura camerale della società. Se dovessero essere riscontrati casi di omonimia, il ricorrente è tenuto a produrre un certificato di residenza storico, che dovrà essere confrontato con i risultati della visura per escludere che siano a suo carico protesti che non lo riguardano.

La riabilitazione viene concessa dal Presidente del Tribunale con un decreto e l’interessato dovrà recarsi presso la cancelleria per ottenere una copia conforme del provvedimento, che presenterà alla Camera di Commercio, che a sua volta si occuperà di pubblicare sull’apposito bollettino la riabilitazione.

Può accadere che il Presidente del Tribunale neghi la riabilitazione. In quel caso, il protestato ha diritto di proporre ricorso alla Corte di Appello entro 10 giorni dalla comunicazione.

Se è andato perduto il titolo protestato, il ricorrente deve produrre una copia dello stesso e dell’atto di protesto, da reperire in banca o presso lo studio del notaio che ha effettuato la levata del protesto.

In alternativa, il protestato ricorrente può presentare un’autocertificazione, con la quale chiarisce la ragioni per cui non è in grado di produrre i titoli originali.

Al contempo, deve essere presentata anche una dichiarazione del creditore, il quale si qualifica con le sue generalità complete, se si tratta di una società, dovrà essere indicata la ragione sociale o la denominazione e la firma del legale rappresentante. Il beneficiario dovrà confermare di avere ricevuto in toto il pagamento della somma che gli era dovuta sulla base del titolo protestato. Solamente per gli assegni può essere esibita una dichiarazione scritta della banca, che attesti che il protestato abbia depositato i fondi di provvista a copertura del titolo oggetto del protesto.

Non esiste possibilità di ottenere la riabilitazione di titoli protestati da oltre 5 anni, come risulta dalla visura camerale. In quei casi, il Tribunale potrà limitarsi a prendere atto dell’eventuale pagamento nel frattempo avvenuto.

Quanto ai costi, è dovuto un Contributo Unificato di 98 euro, una marca da bollo da 33,18 euro per il rilascio entro 2 giorni della copia autentica del provvedimento o una marca da bollo da 11,06 euro per il rilascio della stessa copia, ma entro 5 giorni.

Una volta esibita la copia del provvedimento del Presidente del Tribunale alla Camera di Commercio, il presidente di quest’ultima dispone la cancellazione dall’elenco dei protesti entro il termine di 20 giorni dalla data di presentazione della relativa istanza.