Assegno Protestato – Significato e Conseguenze

In questa guida spieghiamo in cosa consiste un assegno protestato e quali sono le conseguenze.

L’assegno è un titolo che consente al beneficiario di riscuotere la somma indicata in esso, presentandosi all’istituto indicato, il quale provvederà al pagamento, attingendo alla giacenza del conto corrente del cliente e emittente dell’assegno.

assegno protestato

Come Avviene il Protesto di un Assegno

Può capitare, tuttavia, che senza dolo, la somma indicata sul titolo sia superiore a quella effettivamente disponibile sul conto corrente. In questi casi, si dice anche che l’assegno sia scoperto, in tutto o in parte. A quel punto, la banca non potrà effettuare il pagamento in favore del creditore e, pertanto, darà il via a una procedura, che porterà al protesto dell’assegno.

Per prima cosa, la banca comunica al debitore il l’insoluto a prima presentazione, informandolo che è stato presentato un assegno e che le somme disponibili non sono sufficienti a coprirlo. Al titolare del conto viene così concesso un termine per risolvere il problema versando le somme necessarie al pagamento. Se tutto avviene in modo corretto, il debitore non subisce conseguenze e l’assegno pagato.

Se, invece, il soggetto non versa il denaro necessario, la banca invierà la segnalazione alla Centrale di Allarme Interbancaria, CAI, dove il nominato del protestato rimarrà anche dopo il pagamento dell’assegno. La notizia del protesto levato è conservata infatti nel registro informatico fino alla sua cancellazione oppure, in mancanza di tale cancellazione, per 5 anni dalla data della registrazione. La legge, infatti, non permette l’immediata cancellazione dal registro informatico dei protesti neanche nel caso in cui il debitore provvede successivamente al pagamento della somma esposta nel titolo.

Inoltre, l’emittente sarà inserito anche nel Registro dei Protesti della Camera di Commercio territorialmente competente, al fine di renderne pubblica la condizione, evitando che terzi soggetti, che abbiano a che fare con il protestato, siano ignari del suo comportamento.

Cancellazione Protesto

Poiché il protesto equivale a un atto di discredito del nome del soggetto colpito da questa sanzione, il quale molto più difficilmente potrà ottenere un prestito da una banca o una società finanziaria, così come più difficile gli sarà entrare in affari con altre persone, è preferibile che si provveda il prima possibile alla cancellazione dell’atto dai pubblici registri, ovvero non solo dall’apposito elenco della Camera di Commercio, ma anche dal Crif, la Centrale Rischi a cui accedono gli istituti di credito aderenti.

Vediamo come si può provvedere alla cancellazione. Se il debito indicato nel titolo viene onorato entro un anno dalla levata del protesto, ci si reca presso l’Ufficio della Camera di Commercio territorialmente competente e si esibisce una copia attestante il pagamento dell’assegno e la liberatoria del creditore, che confermi l’avvenuto saldo. La rimozione dall’elenco dovrebbe avvenire entro i successivi 20 giorni.

Diverso è il caso del protestato che abbia effettuato il pagamento del debito dopo un anno dalla data di levata del protesto. In questa situazione, non è possibile chiedere direttamente la cancellazione dell’atto, ma bisognerà rivolgersi al giudice per ottenere la riabilitazione, avendo esibito la documentazione attestante l’avvenuto pagamento. L’atto di riabilitazione costituirà titolo, perché il nominativo del riabilitato sia cancellato dagli elenchi pubblici.

In assenza del pagamento, bisogna attendere 5 anni per la cancellazione del protesto, non venendo meno, in ogni caso, l’obbligo del protestato di saldare il debito con il creditore.

Tra le sanzioni previste a carico del protestato, nel caso in cui la provvista, cioè la giacenza disponibile sul conto corrente, risulti insufficiente a coprire l’assegno, vi è una pena pecuniaria che varia da un minimo di 516 a un massimo di 3.098 euro. Se l’assegno è di importo superiore ai 10.329 euro o nei casi di reiterazione della violazione, la sanzione è elevata da un minimo di 1.032 euro a un massimo di 6.197 euro.

La cosa migliore resta, comunque, quella di evitare di emettere un assegno anche solo in parte a vuoto. Bisogna prestare attenzione alla giacenza residua nel conto bancario, ad esempio, verificando che alla data di emissione risultino effettivamente accreditate le somme ipotizzate, quale potrebbe essere lo stipendio. Per questo, è consigliato verificare i giorni di valuta, ossia il periodo che trascorre dalla data in cui una somma viene pagata in nostro favore e quella in cui viene effettivamente accreditata sul conto. A volte sono queste sviste involontarie a determinare conseguenze così gravi.