Come Cancellare un Protesto

Il protesto è un atto con cui si sollecita un debitore inadempiente a onorare un pagamento, altrimenti incorrerà nei giorni successivi in conseguenze negative, tra le quali la segnalazione alla Centrale Rischi Finanziari, Crif, e all’Ufficio territorialmente competente della Camera di Commercio. Parliamo di un soggetto che ha emesso un assegno scoperto, cioè non interamente coperto dal proprio conto bancario, o che non ha onorato la scadenza di una cambiale, di un finanziamento o di un mutuo.

Il protesto ha implicazioni molto negative per il soggetto colpito da questa misura, il protestato, in quanto molto difficilmente otterrà prestiti da una banca o una società finanziaria, essendo considerato un cliente potenzialmente a rischio.

Per questo, è opportuno provvedere il prima possibile alla cancellazione del protesto dai pubblici uffici. Il passaggio è più semplice se il protestato abbia provveduto a saldare il debito entro un anno dalla scadenza. In questo caso, egli potrà chiedere la cancellazione diretta alla Camera di Commercio territorialmente competente. Per farlo, dovrà presentarsi al relativo ufficio con l’assegno o la cambiale oggetto del protesto, oltre a una marca da bollo di 70 euro e una liberatoria del creditore, che attesti l’avvenuto pagamento entro un anno dalla data in cui esso era dovuto. Il presidente della Camera di Commercio provvederà alla cancellazione entro i successivi 20 giorni, anche se i ritardi burocratici sono all’ordine del giorno in queste situazioni. Al protestato verrà inviata la comunicazione della cancellazione dai pubblici registri.

Diverso è il caso in cui il pagamento da parte del debitore inadempiente sia onorato con un ritardo superiore all’anno dalla scadenza. In questa situazione, non è possibile richiedere la cancellazione diretta, ma bisognerà prima ottenere la riabilitazione del giudice. Per fare questo, è necessario recarsi alla Camera di Commercio, in cui si dovrà richiedere la visura dei protesti, un atto che contiene tutti i dati relativi ai protesti che s’intendono cancellare.

Tale documento, insieme alla liberatoria del creditore, che attesti l’avvenuto pagamento, oltre al documento relativo al saldo del debito, dovranno essere esibiti in Tribunale per ottenere la riabilitazione, la quale dovrebbe essere concessa, salvo disguidi, entro un mese. Anche in questo caso, però, i tempi effettivi sono spesso più lunghi di quelli che dovrebbero essere.

La riabilitazione dovrà essere esibita a sua volta presso la Camera di Commercio, che insieme ai documenti sopra indicati, permetteranno al protesto di richiedere finalmente la cancellazione del protesto.

In assenza di alcun pagamento, fermo restando che il debitore inadempiente rimane esposto verso il creditore, la legge prevede che il protesto sia cancellato a distanza di 5 anni dalla data dell’iscrizione nei pubblici registri. Nel caso in cui si verificasse che ciò non avvenisse nei tempi previsti, è possibile pretenderne la cancellazione immediata, presentando un’istanza in questo senso al Crif e alla Camera di Commercio, anche avvalendosi eventualmente dell’aiuto di un legale o di un’associazione dei consumatori.

L’intento della segnalazione al Crif e alla Camera di Commercio è quello di pubblicizzare i potenziali interessati che un certo soggetto ha avuto una storia creditizia negativa, per cui potrebbe risultare inaffidabile nei pagamenti e negli affari. Tale punizione, oltre a quella sanzionatoria prevista, è abbastanza dura per un imprenditore che abbia frequenti rapporti con fornitori e che, pertanto, abbia la necessità di emettere assegni.

Anche per un cittadino ordinario, tuttavia, l’iscrizione ai pubblici registri potrebbe risultare abbastanza afflittiva, perché troverà pochi istituti disponibili a concedergli credito e relativamente a pochi prodotti finanziari, quelli garantiti da una busta paga o dalle cambiali, ovvero rispettivamente la cessione del quinto e i prestiti cambializzati.

Trascorsi i 5 anni, si considera sufficiente il lasso di tempo trascorso dall’iscrizione del protesto nei relativi registri, per cui la cancellazione dovrebbe essere automatica, in ogni caso anche sollecitata.

Il consiglio è, quindi, di provvedere al più presto al pagamento del debito scaduto, in modo da evitare non solo maggiori sanzioni pecuniarie, ma pure che trascorra un anno, oltre il quale si avrebbe l’onere di chiedere e ottenere la riabilitazione al Tribunale, una procedura che implica un ulteriore costo, oltre a quello già previsto per la cancellazione in sé.

La permanenza della segnalazione, infatti, è molto negativa per il proprio profilo di rischio. Le banche e le società finanziarie aderenti al Crif, infatti, all’atto di una richiesta di finanziamento, accederebbero alla banca dati della Centrale Rischi Finanziari, riscontrando la condizione di protestato e rifiutandosi così di erogare il prestito.

Lo stesso dicasi per coloro che, intrattenendo rapporti commerciali e/o finanziari con il soggetto protestato, dovessero chiedere informazioni alla Camera di Commercio, consultandone il Registro dei Protesti, scorgendo il nome. E’ evidente che potrebbero rifiutarsi di accettare da questi un assegno, una cambiale o anche solo di farvi affari, considerandolo non meritevole di credito.

Si tenga presente, in ogni caso, che la legge sulla privacy tutela la riservatezza dei dati personali, per cui le banche e le società finanziarie non possono accedere a loro piacimento alla banca dati del Crif, ma solo su autorizzazione del cliente, all’atto di richiesta di un prestito e lasciando traccia della verifica effettuata.