Protesto Cambiale

La cambiale è un titolo esecutivo, perché assegna al possessore il diritto di fare escutere i beni del debitore, nel caso di inadempienza. Esistono due tipi di cambiale, quella tratta e il pagherò. La prima impartisce un ordine di pagamento a carico del cosiddetto trattario, mentre la seconda contiene una promessa di pagamento del soggetto che ha emesso il titolo. L’esecutività della cambiale è soggetta al rispetto delle formalità del titolo, in primo luogo, del pagamento dell’imposta di bollo nella misura minima dell’11 per mille della somma indicata sul documento per i pagherò e del 12 per mille per le cambiali tratte. In ogni caso, è il giudice a rilevare la non esecutività.

Cosa succede se il debitore non onora il debito alla scadenza. Il creditore, che nel caso di una cambiale tratta può coincidere con la figura del traente, ha il diritto di ricorrere alla levata del protesto. I termini entro cui ciò è possibile variano a seconda che si tratti di cambiale a vista o a data certa. Nel primo caso, è possibile entro un anno dalla data di emissione, nel secondo caso entro i due giorni feriali successivi alla scadenza.

Il protesto è un atto con il quale un pubblico ufficiale, ovvero un notaio o, in alcuni casi particolari, anche il segretario comunale, invia un sollecito di pagamento al debitore inadempiente, avvertendo delle conseguenze alle quali andrà incontro, nel caso in cui non onorasse il debito nei successivi dieci giorni. Qualora il debitore faccia scadere il termine infruttuosamente, il creditore potrà non solo chiedere al giudice l’escussione dei beni del debitore inadempiente, ma procedere al protesto della cambiale.

In sostanza, è fatta comunicazione alla Camera di Commercio territorialmente competente, il cui presidente provvederà entro i successivi dieci giorni all’iscrizione del nominativo del debitore nel Registro dei Protesti. La segnalazione arriverà anche al Crif, la Centrale Rischi a cui hanno accesso le banche e le società finanziarie aderenti.

Una volta segnalati nel Registro dei Protesti della Camera di Commercio e al Crif, il protestato incontrerà molte più difficoltà ad accedere al credito e ad entrare in affari con le imprese o liberi professionisti, perché tale condizione è valutata negativamente. Il soggetto è considerato a rischio e in quanto tale poco meritevole di ottenere nuovi finanziamenti, a causa della sua storia creditizia negativa precedente.

Tuttavia, non bisogna perdersi d’animo. Anzitutto, perché esistono oggi alcuni prestiti accessibili anche ai protestati, come la cessione del quinto e i prestiti cambializzati. Si tratta di finanziamenti relativamente abbastanza sicuri per gli istituti di credito, grazie alle ampie garanzie sulle quali vengono erogati, ossia la busta paga nel primo caso e le cambiali nel secondo.

In ogni caso, però, la condizione imprescindibile per accedere a questa tipologia di finanziamenti è quella di essere in possesso di un reddito dimostrabile, altrimenti l’unico modo che un protestato ha per ottenere un prestito è di esibire una garanzia alternativa, sia essa reale o personale, vale a dire fare iscrivere ipoteca su un immobile di proprietà, che potrà essere messo all’asta dal giudice nel caso di inadempienza, o fare garantire il credito da un terzo soggetto, chiamato fideiussore, a sua volta dotato dei requisiti reddituali e patrimoniali richiesti al debitore principale. Il fideiussore è obbligato in solido con quest’ultimo e potrà essere segnalato a sua volta come cattivo pagatore o protestato, nel caso in cui il debito non fosse interamente saldato e alle scadenze pattuite.

Comunque, il protestato non rimane segnalato a vita. Il protesto viene cancellato dai relativi registri dopo 5 anni dalla data di iscrizione. In ogni caso, la cancellazione potrà avvenire prima e, anzi, è consigliabile che il debitore si attivi perché la segnalazione sia eliminata il prima possibile.

Se la cambiale è stata pagata entro un anno dalla scadenza non onorata, il debitore potrà chiedere al Presidente della Camera di Commercio territorialmente competente la cancellazione del protesto, portando con sé la cambiale originale o la copia con relativa dichiarazione liberatoria del creditore, oltre alla marca da bollo. La cancellazione avverrà entro i successivi 20 giorni.

Diverso è il caso di un pagamento avvenuto con oltre un anno di ritardo dalla scadenza. Non è più possibile fare istanza diretta di cancellazione del protesto dai pubblici registri, ma bisogna prima chiedere la riabilitazione al giudice del Tribunale territorialmente competente, esibendo la documentazione attestante l’avvenuto pagamento. Se concessa, la riabilitazione costituirà titolo per chiedere alla Camera di Commercio la cancellazione della segnalazione. Lo stesso avverrà per l’apposito registro del Crif e per tutti gli altri accessibili al pubblico.

Per evitare di incorrere nel panico e di commettere altri errori, è consigliabile affidarsi a un professionista, nel caso in cui si è già stati sottoposti a un atto di protesto. L’importante, come abbiamo visto, è il rispetto dei tempi. Al fine di arrivare a una cancellazione quanto più veloce possibile della segnalazione del protesto, il debito andrebbe saldato entro un anno dalla scadenza, anche per risparmiare le spese legali relative alla richiesta di riabilitazione al giudice.